Acquedotto medievale di Eboli (SA). Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA.
La distribuzione dell'acqua potabile nei comuni italiani è organizzata nell'ambito del Servizio Idrico Integrato (SII), che comprende l'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua a usi civili, fognatura e depurazione delle acque reflue. Il quadro normativo di riferimento è il Decreto Legislativo 152/2006 (Codice dell'Ambiente), integrato dalle delibere dell'ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), che ha assunto la regolazione del settore dal 2012.
Il Servizio Idrico Integrato e la sua organizzazione
Il SII è gestito su base territoriale attraverso gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), definiti dalle Regioni in applicazione della Legge 36/1994 e del successivo Codice dell'Ambiente. Ogni ATO costituisce un bacino funzionale minimo per la gestione unitaria del ciclo idrico, con l'obiettivo di superare la frammentazione storica che vedeva molti piccoli comuni gestire in autonomia le reti locali.
L'ente di governo dell'ambito (EGATO), che assume forme variabili secondo le legislazioni regionali (Autorità d'Ambito, Conferenza dei Sindaci, Consorzio), è responsabile della pianificazione delle infrastrutture, dell'affidamento del servizio e del controllo del gestore.
Secondo i dati pubblicati da ARERA, la copertura del servizio idrico integrato in Italia non è uniforme: nelle aree rurali e nei piccoli comuni del centro-sud una quota rilevante di utenze è ancora servita da gestioni in economia comunali o da acquedotti consortili non integrati nel SII.
Infrastrutture: acquedotti, serbatoi e reti di distribuzione
Fonti di approvvigionamento
Le fonti di approvvigionamento utilizzate dai gestori italiani comprendono acque superficiali (laghi e fiumi, captate tramite prese d'acqua e trattate in impianti di potabilizzazione), acque sotterranee (pozzi e sorgenti) e, in misura minore, acque desalinizzate in alcune isole. La composizione delle fonti varia significativamente per area geografica: le regioni del nord Italia sfruttano prevalentemente risorse alpine e prealpine, mentre il sud e le isole dipendono in larga parte da falde freatiche e da grandi adduttori regionali come l'Acquedotto Pugliese.
Reti di distribuzione e perdite idriche
Le reti di distribuzione comunali sono spesso caratterizzate da un'elevata vetustà. Un problema strutturale del settore idrico italiano è rappresentato dalle perdite idriche in rete (perdite fisiche), che indicano la quota di acqua immessa negli acquedotti che non raggiunge il rubinetto dell'utente finale a causa di rotture e infiltrazioni nelle tubature. Le perdite variano considerevolmente tra i gestori e le aree geografiche del paese.
ARERA monitora e pubblica i dati sulle perdite attraverso il sistema informativo integrato (SII), incentivando i gestori a ridurle mediante meccanismi tariffari che premiano gli investimenti in manutenzione e sostituzione delle infrastrutture più datate.
Regolazione tariffaria e ruolo di ARERA
Le tariffe del servizio idrico sono determinate da ARERA secondo il Metodo Tariffario Idrico (MTI), aggiornato periodicamente. Il metodo consente ai gestori di coprire i costi operativi e di finanziare il Piano degli Investimenti approvato dall'EGATO, applicando un rendimento regolato sul capitale investito.
La tariffa è articolata in una quota fissa (quota servizio, indipendente dai consumi) e una quota variabile proporzionale ai mc consumati, con fasce progressive che prevedono prezzi crescenti all'aumentare del consumo. La struttura tariffaria include anche i costi del servizio di fognatura e depurazione.
Agevolazioni tariffarie
Il bonus sociale idrico, introdotto dall'ARERA, garantisce a nuclei familiari in condizioni di disagio economico una fornitura minima di acqua a tariffe ridotte. Il bonus viene erogato automaticamente ai beneficiari, che non devono presentare domanda specifica, tramite il sistema di verifica dell'ISEE.
Qualità dell'acqua potabile
Il D.Lgs. 18/2023, che ha recepito la Direttiva europea 2020/2184 sull'acqua potabile, ha aggiornato i parametri di qualità e introdotto nuovi obblighi per i gestori in materia di controllo delle sostanze emergenti (tra cui i PFAS) e di gestione del rischio basata sul territorio. I controlli di qualità sono effettuati dai gestori (autocontrollo) e dalle ARPA regionali.
I risultati dei controlli devono essere resi accessibili al pubblico attraverso portali istituzionali e, in molti comuni, tramite applicazioni dedicate che permettono agli utenti di consultare i parametri dell'acqua distribuita nel proprio comune.
Riferimenti normativi e fonti
- D.Lgs. 152/2006 — Codice dell'Ambiente
- Regolazione servizio idrico — ARERA
- Acqua e territorio — ISPRA
- D.Lgs. 18/2023 — Qualità acque destinate al consumo umano
Aggiornato: giugno 2026